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“Ma come devo respirare durante il travaglio?”

  • 30 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Ecco una tra le tante domande che prima o poi tutte le donne in gravidanza si sentono fare (o si fanno da sole).

E subito dopo arrivano video, corsi, consigli non richiesti, amiche esperte, respirazioni contate, ritmate, profonde, superficiali… una vera giungla. Il risultato? Ansia. Perché sembra sempre che esista una respirazione giusta e che sbagliarla possa rovinare tutto.

Spoiler: questa respirazione giusta, in assoluto, non esiste.


Il grande mito della “respirazione perfetta”

L’idea che ci sia una tecnica universale valida per tutte le donne, in ogni fase del parto, è uno dei miti più duri a morire. Il travaglio però non è una coreografia da eseguire bene: è un processo fisiologico, potente, in continuo cambiamento. E tu cambi con lui.

Ogni donna è diversa. Ogni parto è diverso. E persino la stessa donna può avere bisogno di respirazioni diverse in momenti diversi dello stesso travaglio.



Respirare nel travaglio: seguire, non controllare

Nel travaglio attivo molte donne trovano beneficio da una respirazione più profonda, lenta, ampia.

Non perché “si deve fare così”, ma perché:

  • aiuta a ossigenare meglio

  • favorisce il rilassamento

  • permette di “stare” dentro la contrazione invece di combatterla

È una respirazione che accompagna l’onda, che scende nel corpo, che dà spazio.

A volte è silenziosa, altre volte diventa un suono grave, un respiro che vibra.

Ed è perfettamente normale.

Ma attenzione: non è una regola. Se in un momento senti il bisogno di respirare più velocemente o in modo irregolare, va bene lo stesso.

Il corpo sa spesso cosa fare, se gli permettiamo di guidare.


E poi arriva il periodo espulsivo

Qui cambia tutto. Quello che funzionava prima può non funzionare più.

Nel periodo espulsivo, soprattutto quando la parte presentata sta scendendo, molte donne traggono grande beneficio da una respirazione completamente diversa: il soffiare.


Soffiare non serve a “spingere meglio”, ma spesso al contrario:

  • rallenta l’uscita quando serve più gradualità

  • protegge il perineo

  • aiuta a non forzare una spinta prematura o troppo intensa


È una respirazione istintiva, breve, spesso accompagnata da suoni leggeri, quasi come spegnere una candela. Non c’è niente di debole o sbagliato in questo: è una strategia intelligente del corpo per dosare la forza.


Ascoltarsi è più importante che ricordare una tecnica

Il punto chiave non è imparare la respirazione giusta, ma allenarsi a fare una cosa molto più difficile: ascoltarsi.

Se durante il parto stai pensando:“Sto respirando bene?”“Era questa la tecnica giusta?”“Me l’avevano spiegata diversa…”

…sei già fuori dal corpo.


Il respiro migliore è quello che:

  • ti aiuta a stare nel momento

  • ti fa sentire un filo più capace di attraversare la contrazione

  • cambia quando senti che deve cambiare


E sì, può cambiare dieci volte. È normale. È giusto.


Fidarsi del corpo (con un po’ di gentilezza)

Prepararsi è utile. Informarsi è importante. Ma il parto non è un esame da superare. Non

esiste un voto sulla respirazione.

Se c’è una cosa che davvero fa la differenza è questa: darti il permesso di respirare come ti viene, di seguire le sensazioni, di affidarti al corpo invece di controllarlo.

Il respiro non è una tecnica da eseguire perfettamente.È un alleato.E, come tutti gli alleati migliori, sa adattarsi.


Un ottimo modo per prendere confidenza con il respiro è seguire un corso di yoga in gravidanza.



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